Viaggio in Islanda 18-26

Novembre 2017

Un viaggio.....infinte emozioni!

 

DAY 1 

230km

Dopo una notte trascorsa in un hotel a fianco dell’aeroporto di Gatwick a Londra, arriviamo in Islanda alle 14.30 con l’immensa voglia di sbrigare in fretta e furia le formalità e iniziare la nostra avventura. Cambiamo i soldi e ci dirigiamo al parcheggio dove ci attende la nostra auto, un po’ ammaccata ma piena di benzina e vogliosa quanto noi di partire. Prima meta: penisola dello Snæfellsnes!

Arriviamo all’ostello nel buio più totale e veniamo accolti da una simpatica e gentile signora che, in un italiano quasi perfetto, ci dice : “Ben arrivati!”. La casetta è accogliente e calda ma a noi, in quel momento, poco importa del relax: siamo sulle spine e speranzosi di vedere la Dama Verde, visto il cielo completamente terso e la probabilità “moderata” indicata dal meteo.

Max esce a fumare e io ne approfitto per dare un’occhiata al cielo. Col naso all’insù, mi faccio attrare da una leggera scia, non distinguibile da una nuvola, che sembra essere un buon presagio. Prendo la reflex, imposto i dati di scatto per avere un risultato ottimale e faccio una prova. Quello che mi restituisce lo schermino mi emoziona: è l’aurora!!! Non c’è altro tempo da perdere: mobilito i ragazzi e, in fretta e furia, siamo pronti per riprendere l’auto e partire a caccia.

Uscendo dall’ostello notiamo che l’intensità è aumentata e non vogliamo assolutamente perdere l’occasione. Il fascio luminoso è tutto di fronte a noi, concentrato sull’altro fianco della penisola e i 55 km da percorrere per arrivare a un bel punto panoramico, come il Kirkjufell, non sono pochi con le strade in quelle condizioni, ossia ricoperte di neve e ghiaccio! Corriamo per quanto possibile e affrontiamo l’unico percorso aperto che taglia la penisola al centro, ma non facciamo in tempo ad arrivare neanche a metà strada che il cielo si scatena! Trovo un punto sicuro in cui fermare l’auto, per non essere in mezzo alla strada, e ci mettiamo subito all’opera. Per Mattia e Max è la prima volta e vedere l’eccitazione sui loro volti e nel prendere la reflex per riuscire a immortalarla, mi riporta sempre alla mia prima esperienza nel 2013… bellissimo! Dopo aver fatto un bel po’ di foto, ripartiamo alla volta di Grundarfjörður. In 20 minuti siamo sul posto e vediamo altri fotografi già all’opera, come solitamente accade in questo luogo simbolo. Proviamo ogni tipo di angolazione, finché il verde nel cielo non si esaurisce. 

Torniamo quindi verso l’ostello stanchi ma felici, inebriati da questa prima sorpresa. E’ l’1.30 del mattino e la fame ci assale: dopo aver mangiato qualcosa ci mettiamo a letto per recuperare un po’ le forze.

DAY 2 

350 km

Sveglia presto e, dopo una breve colazione, ci mettiamo di nuovo in viaggio verso il Kirkjufell per goderci l’alba: il cielo sembra promettere molto bene! Due ore passate in allegria tra colori magici, come solo questa terra sa regalare.

Proseguiamo decidendo di fare tutto il periplo della penisola per vedere altri punti suggestivi, tra cui il ghiacciaio Snaefellsnessjokull (da lontano), Arnarstapi e la passeggiata lungo la costa che porta sino a Hellnar, con panorami a picco sull’Oceano da perdere il fiato. 

La strada che da Arnarstapi ci riporta a riprendere la N1 è un manto ghiacciato e tutto intorno a noi è solo bianco. Ogni km regala un’emozione, sembra quasi di stare sulla luna: il vento, che inizia ad aumentare, sposta la neve velocemente e crea dei turbini fantastici. Una macchina, proveniente dal senso opposto di marcia, ci fa i fari e il conducente ci avverte che la strada diventa molto pericolosa e scivolosa poco più avanti.

Proseguiamo quindi con molta cautela e, verso sera, ci fermiamo nei pressi di Geysir, dove ci attende la nostra nuova sistemazione per la notte. Anche in questo caso pochi convenevoli: scaricate le valigie usciamo subito a caccia dell’aurora.

Decidiamo che Gullfoss può essere un buon punto di osservazione e rimaniamo lungo il fianco della gola, nella parte alta, da cui si può ammirare la cascata per intero e vedere bene il cielo. Il vento gelido si fa sentire senza sconti, sferzandoci e facendoci perdere sensibilità dell’unica parte di viso scoperto. Dopo essere rimasti in osservazione per una buona mezz’ora senza successo, decidiamo poi di rientrare, essendosi coperto il cielo ed essendo le previsioni meteo sfavorevoli circa la possibilità di vedere l’aurora. 

DAY 3 

140km

 

Oggi ci aspettano molti meno km rispetto ai giorni precedenti, quindi la prendiamo con molta più calma e usiamo tutto il tempo necessario per goderci i luoghi. 

Prima Gullfoss, dove, però, la strada per scendere alla cascata è sbarrata, in quanto completamente ghiacciata e considerata pericolosa. Torniamo nello stesso punto della sera precedente e notiamo un fotografo solitario appostato proprio di fronte alla cascata sotto di noi. Cerchiamo di capire da dove è sceso e notiamo alcuni passi nella neve, proprio a pochi metri da dove ci troviamo, lungo tutto il fianco della gola. Essendo l’unica striscia di passi presente, capiamo che non può essere che quello il percorso seguito dal fotografo. Decidiamo allora, con molta attenzione, un passo alla volta, di seguirlo anche noi per avvicinarci alla cascata. Da sotto il boato dell’acqua e la vista sono tutt’altra cosa!

Rimaniamo qui finché non abbiamo realizzato delle belle fotografie e risaliamo poi dalla strada normale, scavalcando il cancello di ferro, mentre i vari gruppi di turisti asiatici, che si stanno alternando al punto panoramico posto vicino al parcheggio, ci osservano incuriositi. Purtroppo, con il sole così basso sull’orizzonte in questa stagione, la cascata non è illuminata per intero e quindi decidiamo di metterci in moto dirigendoci a Geysir. 

Qui, dopo le classiche foto di rito al geyser in esplosione e aver assistito al soccorso di una povera turista scivolata di schiena sulla lastra di ghiaccio, riprendiamo l’auto e, vista l’ora già tarda, scartiamo la fermata a Brúarárfoss, optando subito per Seljalandsfoss, situata lungo la nostra strada per Skogar.

Dopo una sosta per un tardivo pranzo alle 15, arriviamo nella zona di Seljalandsfoss. Qui, un sole ormai al tramonto, infiamma il panorama e il fiume che scorre proprio vicino alla cascata fino all’Oceano, che si divide in tanti rami come fossero le fronde di un albero. Non si può non fotografare una visione del genere, arricchita dal contrasto tra la neve candida e il nero dell’acqua quasi ghiacciata, d’orata dal sole basso all’orizzonte.

A Seljalandsfoss, come sempre, c’è molta gente ma il percorso che porta dietro la cascata risulta chiuso per la grande quantità di ghiaccio. Così tutti i turisti non attrezzati sono costretti ad ammirare Seljalandsfoss di fronte, non potendo proseguire. Noi, avendo portato i ramponi e l’abbigliamento adeguato per non bagnarci, possiamo invece godere del tramonto proprio dietro alla cascata. Anche qui descrivere l’emozione e i colori risulta impossibile a parole… bisogna proprio viverli certi attimi! Concluso il giro, la nostra attrezzatura fotografica e i nostri vestiti sono completamente ricoperti da un sottile strato di ghiaccio dovuto alla bassa temperatura e alla nube di goccioline d’acqua sollevata costantemente dalla cascata.

Con calma ci dirigiamo infine a Skogar, dove dormiremo per le prossime due notti, proprio di fronte alla cascata di Skogafoss.

Dopo cena diamo un’occhiata alle previsioni meteo per l’aurora e non ci lasciano ben sperare. Essendo, però, una serata con cielo terso e avendo a disposizione la cascata proprio li lì a pochi passi, usciamo comunque.

Ci appostiamo di fronte alla cascata e realizziamo qualche scatto di prova, accorgendoci che c’è un leggerissimo accenno di aurora proprio sopra di noi. Ci viene così l’idea di provare a spostarci e la scelta non poteva essere più azzeccata! Infatti, andando verso la spiaggia nera di Vik siamo “costretti” a fermarci perché il cielo inizia d’improvviso a tingersi di un verde sempre più acceso. Dopo alcune foto proseguiamo ancora e, allo svincolo per Reynisfjara, vediamo molte macchine posteggiate lungo la strada. Ci uniamo al gruppo ed è a questo punto che il cielo esplode!! Scie luminose verdi e magenta danzano ovunque intorno a noi e non sappiamo più dove girarci: appena diamo le spalle ad un punto ci perdiamo una parte dello spettacolo mozzafiato. Ci muoviamo come trottole impazzite per più di due ore da un lato all’altro della strada, correndo con il cavalletto in mano e la reflex pronta, realizzando milioni di fotografie, urlando, saltando, battendo le mani… è un tripudio di felicità! Per concludere la serata in bellezza raggiungiamo il punto prefissato inizialmente, la spiaggia nera di Vik dove, dopo molti autoscatti sotto al cielo colorato, stanchi e appagati torniamo verso Skogar.

DAY 4 

70km

Passiamo l’intera mattina sulla spiaggia di Reynisfjara, dove abbiamo concluso la serata precedente e dove un'altra magica alba ci regala nuove emozioni. Il mare è stranamente calmo, come ben poche volte sono riuscito a vederlo in questo luogo, spesso anche pericoloso. La temperatura è gradevole e ci riscalda un po', dopo il freddo patito nei giorni precedenti.

Appena ci spostiamo sulla scogliera sopra l'arco di Dyrolahey, come normalmente accade in Islanda, il tempo cambia radicalmente: il cielo si copre e una forte nevicata, accentuata dal vento in aumento, inizia a cadere. Il panorama rimane in ogni caso mozzafiato e questo meteo regala anche scorci interessanti e diversi dal solito.

Prima del tramonto torniamo a Seljalandsfoss per vedere la cascata lì a fianco che cade in una grotta e dal nome impronunciabile: Gljúfurárfoss. E' sempre bellissimo trovarsi sotto questa cascata, immersi in un luogo a cui si accede solo camminando nel piccolo fiume creato dalla cascata stessa, con l'acqua che, in alcuni punti, arriva anche a metà polpaccio. Guardi verso l'alto e vedi il getto che sembra  caderti sulla testa e ti ritrovi, in pochi secondi, bagnato fradicio ma col sorriso sulle labbra.

Torniamo all'ostello per cenare con calma e per una bella doccia calda ma percorrere la strada non è per nulla semplice: il vento è diventato fortissimo e scuote la macchina, oltre a creare vortici di neve, oscurando completamente la visuale. Non si può viaggiare a più di 30 km/h, con le quattro frecce accese per farsi notare meglio dalle altre auto in transito. 

La sera, anche volendo, non si può uscire per cercare l'aurora perché il vento è così forte che non permette di reggersi in piedi e il ghiaccio che finisce sul viso si trasforma in tanti piccoli spilli. Ne approfittiamo quindi per riposare un po’.

 

DAY 5 

180 km

La mattina seguente riceviamo una e-mail dall'ostello che dovremo raggiungere alla sera: a causa di un possibile peggioramento meteo nel tardo pomeriggio ci consigliano di arrivare prima delle 18. Guardiamo subito i siti di informazione per capire le previsioni e lo stato delle strade ma, per il momento, a parte un avviso di aumento del vento nel pomeriggio, non troviamo altro di significativo.

La prima tappa del giorno è di nuovo la scogliera di Dyrhólaey da cui fotografiamo l'alba. Lo scenario questa volta è completamente diverso: il cielo limpido viene percorso velocemente da nuvole di passaggio e il sole inizia a fare capolino all'orizzonte, proprio di fronte a noi. Ci appostiamo guardando verso la spiaggia nera e i faraglioni di Reynisdrangar che si scorgono in lontananza inconfondibili e attendiamo il sorgere del sole. Come sempre i colori che regala l'Islanda sono qualcosa di magico: azzurro, arancione, giallo e un'aria così pulita che sembra quasi incredibile. Ci riempiamo cuore e occhi con il panorama e proseguiamo, per poter arrivare in tempo al nuovo ostello, come ci è stato consigliato.

Lungo la strada, superato Vik, lo scenario cambia ancora. Una distesa di rocce laviche su entrambi i lati della strada, con una leggera spruzzata di neve a creare un fantastico contrasto, oceano da una parte e montagne in lontananza dall'altra. Non possiamo non fermarci per fare delle fotografie ad un luogo così particolare, l'attrazione è troppo forte. La sosta però questa volta è molto breve, ci vorrebbe davvero una marea di tempo per godersi quest'isola appieno perché ogni metro è una scoperta.

Dopo 100 km circa, ci fermiamo alla stazione di servizio di Kirkjubæjarklaustur, una delle ultime prima di giungere a destinazione, per fare rifornimento e pranzare.

Sono le 15.30 quando ripartiamo e il vento è diventato veramente molto forte un'altra volta. Allarmati, proseguiamo, sperando di arrivare, anche perché ora i siti delle strade islandesi hanno messo allerta tra arancione e rosso proprio nella zona in cui ci troviamo noi. Km dopo km ci accorgiamo di essere l'unica auto a procedere in quella direzione. Tutti gli altri, invece, stanno tornando indietro.

Prima delle 17 siamo in zona Skaftafell e, a questo punto, il vento è veramente preoccupante. In lontananza notiamo dei lampeggianti blu e una piccola coda di auto ferme. Avvicinandoci ci accorgiamo che i lampeggianti provengono dall'auto della polizia, ferma in mezzo alla strada per ostruire il passaggio, mentre altre due persone stanno chiudendo la strada con dei cartelli di divieto d'accesso. Il panico a questo punto è totale... dove dormiremo? Quanto durerà il divieto? Riusciremo a vedere ciò che ci manca? Le notizie meteo non aiutano, dando allerta per i prossimi 3 giorni! Non ci lasciamo scoraggiare ed entriamo nell'hotel proprio lì a fianco. C'è una marea di gente in coda alla reception e il parcheggio pieno, prevedibile visto il disguido. Preghiamo che ci siano ancora camere disponibili per la notte e la fortuna questa volta ci assiste, così da non dover tornare indietro.

Passiamo la notte al freddo perché il vento è così forte che riesce a penetrare da ogni fessura e il piccolo calorifero della camera non ha la forza di riscaldarla contrastandolo.

DAY 6 

190 km

La mattina ci svegliamo molto presto per controllare gli aggiornamenti meteo e chiedere informazioni sulla riapertura della strada. Ci viene detto che forse per le 10, con il sorgere del sole e quindi la luce, potrebbero riaprire il percorso in quanto meno pericoloso data la maggior visibilità. 

Ne approfittiamo allora per visitare il vicino Svínafellsjökull, deserto in quel momento della giornata. Essere in quel luogo, dove ogni giorno le guide portano i turisti a camminare con i ramponi sul ghiacciaio, completamente soli, è impagabile. Ci godiamo il sole che sorge e che illumina piano piano i blocchi di ghiaccio di tutte le tonalità di azzurro, disposti in modo caotico nella laguna.

Torniamo all'auto e riprendiamo la N1 incrociando le dita… Si, la strada è stata finalmente riaperta! Senza pensarci due volte proseguiamo in direzione Jökulsárlón. 

Lungo il percorso decidiamo però che la scelta migliore è quella di recarci direttamente all'ostello, qualche km oltre la laguna dello Jökulsárlón e, una volta fatto il check-in, correre verso la penisola di Stokksness per vedere il tramonto davanti al Vestrahorn, recuperando così un po' del tempo perso.

Il ragazzo dell'ostello ci augura buona fortuna per il tramonto e ci avverte che il meteo purtroppo non migliorerà l'indomani, col rischio che chiudano ancora qualche strada. Al momento decidiamo di non preoccuparcene ancora ed affrontare così gli ultimi 60 km. Lungo il percorso, le raffiche improvvise di vento si alternano a momenti di calma e, nei punti in cui la strada è completamente una lastra di ghiaccio, la tenuta dell'auto si fa seriamente difficoltosa. In meno di un'ora riusciamo ad essere sul posto e, pagato l'accesso per arrivare alla spiaggia di fronte alla montagna (si sono fatti furbi e tecnologici gli Islandesi, hanno installato anche la sbarra elettronica), scendiamo e proseguiamo a piedi, per scegliere il punto migliore per le nostre fotografie. A questo punto il vento non da più tregua e la sabbia nera che vola, alzata a manciate, si infila ovunque, facendo veramente male sul volto, costringendoci spesso a metterci di spalle per respirare e riuscire a riaprire gli occhi. Nonostante tutte le difficoltà, il tramonto è veramente bellissimo: il Vestrahorn illuminato dagli ultimi raggi di sole si tinge di arancione e, cosparso da un leggero velo di neve, sembra quasi un pandoro che contrasta perfettamente con la sabbia nera della spiaggia. 

Rientriamo, così, molto soddisfatti e passiamo la serata a pulire attrezzatura, vestiti e zaini pieni di sabbia.

DAY 7 

260 km

“E il settimo giorno…” è arrivato finalmente il grande momento per uno dei miei posti preferiti, dove speravo fin dal primo giorno di portare i miei compagni di viaggio, ma che con il piccolo intoppo accaduto lungo la strada, avevo paura di dover saltare: la baia dello Jökulsárlón!

L’idea è quella di aspettare l’alba sulla spiaggia, con il sole che illumina dall’orizzonte tutti i blocchi di ghiaccio portati dalle onde e sparsi sulla sabbia nera. L’inizio non è esaltante perché appena usciti dall’ostello ci accorgiamo che sul mare sono presenti nuvole molto basse che coprono tutto l’orizzonte proprio dove dovrebbe spuntare il sole di lì a breve. 

Camminiamo lungo la spiaggia scegliendo accuratamente il blocco di ghiaccio che sia più particolare di altri ai nostri occhi e prepariamo tutta l’attrezzatura. Il cielo intanto si colora piano piano, prima di un leggero rosa/fucsia per poi passare a tutte le tonalità del giallo/arancione. La perseveranza paga ancora una volta e, da un piccolo spiraglio tra le nuvole, spunta il sole regalando un altro spettacolo indescrivibile. Il tutto dura solo pochi minuti ma tanto basta per farci gioire ancora una volta in questo viaggio che si sta rivelando, giorno dopo giorno, indimenticabile.

A questo punto, attraversiamo la strada e facciamo una visita anche alla baia. Il vento torna di nuovo a farsi sentire e ora il cielo è completamente coperto. Rimaniamo qui non più di mezz’ora e, prima delle 14, ripartiamo, questa volta non per proseguire ma per tornare sui nostri passi.

Ripassiamo da Skaftafell e piano piano ci avviciniamo a Vik. Verso le 16 siamo di nuovo nei pressi del canyon Fjaðrárgljúfur, già visitato durante il viaggio di andata. Decidiamo di fermarci ancora, visto che il sole sta tramontando proprio in quel momento, tingendo il cielo di bellissimi colori. Corriamo lungo la salita che porta al punto panoramico, da cui si apprezza tutta l’ansa creata dal fiume all’interno del canyon, contrastando il forte vento e la neve che ci sbatte violentemente in viso. Sudati e affannati riusciamo a raggiungere la meta proprio qualche attimo prima del definitivo calar del sole e felici come dei bambini ritraiamo il luogo nel migliore dei modi.

Percorriamo gli ultimi km per arrivare alla casetta che ci ospiterà per la notte, a metà strada tra Skogar e Seljalandsfoss e pranziamo come al solito all’ora della merenda!

Dopo esserci fatti cambiare casa a causa del riscaldamento non funzionante, ceniamo e riguardiamo con soddisfazione tutte le foto della giornata. Max decide di uscire a fumare e ne approfitta per portare la reflex, visto che il luogo in cui ci troviamo è molto suggestivo con le montagne proprio alle nostre spalle. Lo vediamo dalla finestra farci segno di uscire e, dallo schermino della macchina fotografica, vediamo che ha ritratto un leggero accenno di aurora proprio sopra le nostre teste. Ci consultiamo brevemente, anche se è più un guardarci negli occhi in silenzio. Neanche il tempo di vestirci e siamo di nuovo in macchina alla volta di Seljalandsfoss, nella speranza di vedere la Dama Verde per l’ultima volta prima del rientro in Italia.

Alla cascata si presenta il primo problema: i due fari installati di fronte fanno troppa luce e rovinano tutte le fotografie. Ragioniamo sul da farsi e troviamo una soluzione per tamponare parzialmente l’inconveniente: con lastre di neve ghiacciata, piano piano copriamo i fari che si trasformano così in due softbox, diffondendo una lieve luce, perfetta per illuminare in modo non violento la cascata.

Dopo qualche foto frontale, decidiamo di calzare nuovamente ramponi, luce frontale e vestiti anti-acqua per portarci dietro la cascata e fare qualche altra inquadratura un po’ più d’effetto. Se la prima volta eravamo usciti ghiacciati, ora la situazione è veramente più complicata e il rischio che si rovini la fotocamera è alto. La copriamo come meglio possiamo con panni asciutti, per non farci finire l’acqua direttamente sopra, e li togliamo solo per i pochi secondi utili a scattare la fotografia. Un estenuante lavoro di due ore, tra prove, inquadrature fatte alla cieca, freddo e acqua, portano alla fine i loro frutti: l’aurora non si è mostrata in tutta la sua bellezza ma, anche se molto lieve, l’abbiamo vista.

Sono ormai le 2 di notte quando rientriamo a casa e, dopo una doccia bollente, ci addormentiamo all’istante.

DAY 8 

180 km

L’ultimo giorno è interamente dedicato a visitare Skogafoss e la scogliera di Vik di cui non se ne ha mai abbastanza. Qui, tra l’altro, veniamo anche redarguiti, giustamente, da una ranger per aver oltrepassato le catene che delimitano il percorso.

Skogafoss, che avevamo saltato all’andata per questioni di tempo, è completamente bianca e ghiacciata, come non l’avevo ancora vista nei precedenti viaggi. Si fatica a reggersi in piedi mentre ci si avvicina alla cascata per la lastra di ghiaccio che ricopre tutto il luogo. Come sempre veniamo accolti da un bellissimo arcobaleno creato dalla nube di acqua sollevata dalla potenza della cascata e, dopo l’ultimo selfie di rito del viaggio, capiamo che è arrivato inesorabile il momento di avvicinarci alla nostra ultima meta: l’aeroporto di Keflavik, dove l’indomani, alle 6 del mattino, avremo l’aereo che ci riporterà tristemente a casa.

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